Cordone ombelicale: Cosa c'è da sapere

Assieme ad una nuova vita nasce una possibilità di cura: nel sangue del cordone ombelicale sono contenute cellule staminali in grado di generare globuli rossi, globuli bianchi e piastrine, utili a curare malattie del sangue e del sistema immunitario (leucemia, linfomi, talassemia, aplasia midollare e immunodeficienze congenite).

Normalmente questo sangue viene scartato assieme alla placenta dopo il parto: basta però una scelta della donna, durante la gravidanza, per fare in modo che esso venga raccolto e destinato al trapianto in persone ammalate, in particolare bambini e adulti di basso peso (< 50kg).

Possono donare il sangue del cordone ombelicale tutte le donne che nel corso della gravidanza siano risultate, in base al loro stato di salute, idonee alla donazione e che al momento del parto non presentino alcune controindicazioni: durata della gravidanza inferiore alle 35 settimane, stato febbrile, malformazioni congenite del neonato, rottura delle membrane da più di 12 ore prima del parto.

La donazione è gratuita e non comporta rischi né per la mamma né per il neonato. Solo dopo avere reciso il cordone ombelicale viene prelevato il sangue contenuto al suo interno: non è doloroso e non sono mai stati registrati casi in cui la donazione abbia causato problemi di salute alla madre o al neonato. La donazione non sottrae al bambino in alcun modo risorse di sangue: infatti, in assenza della donazione il sangue contenuto nel cordone reciso viene smaltito.

La donazione è possibile sia dopo un parto naturale che dopo un parto cesareo. Il personale competente raccoglie il sangue dopo la recisione del cordone in sacche sterili monouso cui viene applicata una etichetta con un codice a barre per garantirne la tracciabilità. Con questo sistema vengono raccolti per ogni donazione tra i 50 e i 150 ml di sangue.

Il sangue raccolto viene consegnato alla “banca regionale del sangue cordonale” che provvede alla sua tipizzazione genetica HLA (Human Leucocyte Antigens) che serve per determinare la sua compatibilità con l’eventuale ricevente. Le sacche ritenute idonee vengono congelate e conservate in azoto liquido anche per 20 anni presso la banca. I dati genetici (HLA) del sangue donato vengono trasmessi dalla banca regionale del sangue cordonale al “registro nazionale” (IBMDR) ed “internazionale” (WMDA) dei donatori di midollo osseo. In questi grandi database elettronici, su richiesta del centro trapianti che ha in cura un malato (ovunque esso si trovi) si esegue la ricerca del sangue donato compatibile e quindi trapiantabile ai malati per i quali è stata eseguita la ricerca a livello mondiale.

In Italia la donazione più diffusa è la donazione per “trapianto allogenico non familiare”: il sangue raccolto rimane nella banca a disposizione di qualsiasi malato bisognoso del trapianto (compresi il donatore stesso e i suoi familiari se dovessero ammalarsi in futuro). Si attua anche la donazione per “trapianto allogenico familiare” (così detta donazione dedicata) per curare un consanguineo del neonato (fratello, sorella…) già ammalato e bisognoso di trapianto al momento della donazione. Infine è possibile la conservazione per uso “autologo” destinata a un eventuale uso a favore del bambino stesso che lo ha donato, ma è vietata in Italia perché non è stata ancora dimostrata la sua reale utilità: per ottenere migliori risultati è preferibile il sangue di una persona diversa dal malato (maggiore effetto immunologico e riduzione del rischio di trapiantare cellule con alterazioni genetiche di alcune leucemie già presenti nel sangue ombelicale al momento della nascita, in questo caso il trapianto sarebbe inutile). 

Attualmente la conservazione del sangue cordonale per uso autologo non appare giustificata e sottrae unità di sangue alla banca riducendo la probabilità per i malati di trovare un’unità compatibile per il trapianto. La conservazione per uso autologo (vietata in Italia) è possibile solo presso banche private straniere a spese del donatore che lavorano con finalità commerciali. In nessun caso la conservazione autologa del sangue cordonale destinata cioè esclusivamente al bambino donatore rappresenta una pratica preventiva per la cura delle eventuali malattie del sangue o del sistema immunitario già citate.

 

Dott. Giuseppe Sintini

 

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